I Sei Antichi Forni del Giappone: Un viaggio nella tradizione millenaria della ceramica

Mi chiamo Ekaterina De Andreis, sono una ceramista e artista di origine russa con lo studio EKADEA a Milano. Mi sono laureata in arte visiva all'Accademia di Belle Arti di Brera e successivamente mi sono avvicinata al mondo della ceramica, dove ho trovato il modo per esprimere la mia passione per l'arte. Nella mia pratica seguo il pensiero giapponese "Wabi Sabi" e per questo ho intrapreso un percorso di studio diretto nelle regioni ceramiche del Giappone. Questo articolo racconta i Rokkoyō, i sei antichi forni giapponesi, e le mie esperienze tra questi luoghi.


I Rokkoyō: mille anni di ceramica

Nel cuore del Giappone esiste un patrimonio ceramico che resiste da oltre mille anni. I Rokkoyō (六古窯), letteralmente "i sei antichi forni", rappresentano le più importanti e longeve tradizioni ceramiche del paese: Seto, Tokoname, Echizen, Shigaraki, Tamba e Bizen. Riconosciuti come Patrimonio del Giappone nel 2017, questi centri di produzione hanno plasmato non solo l'artigianato ceramico, ma l'intera cultura estetica giapponese.

Il termine fu coniato nel 1948 dallo studioso di ceramica Fujio Koyama per identificare i sei centri produttivi che, a differenza di molti altri, non hanno mai interrotto la loro attività dal periodo medievale fino ai giorni nostri. Ciò che li rende unici non è solo la loro antichità, ma la continuità: generazioni di ceramisti hanno tramandato tecniche, segreti e sensibilità estetiche attraverso i secoli.

Seto: dove nacque la ceramica smaltata

Situata nella prefettura di Aichi, Seto è forse il nome più celebre nella storia della ceramica giapponese, tanto che il termine "setomono" è diventato sinonimo di ceramica nell'uso comune. La sua importanza storica risiede nell'essere stata la prima area in Giappone a produrre ceramiche smaltate, introducendo tecniche apprese dalla Cina e dalla Corea durante il periodo Kamakura.

Seto si distingue per la sua versatilità. La tradizione locale comprende smalti di cenere, ferro, rame verde e feldspato, con una gamma espressiva che spazia dal raffinato koseto medievale alle produzioni contemporanee. "Non c'è nulla che non si possa fare a Seto", recita un detto locale, testimonianza della maestria tecnica accumulata nei secoli.

È importante notare che Seto, pur condividendo una storia intrecciata con la vicina regione di Mino (che comprende Tajimi, Toki, Mizunami e Kani nella prefettura di Gifu), rappresenta una tradizione distinta. Durante le guerre civili del periodo Muromachi, molti ceramisti fuggirono da Seto verso Mino, portando con sé le loro conoscenze. Per secoli si credette che gli stili Shino e Oribe fossero originari di Seto, finché il ceramista Toyozō Arakawa, negli anni '30 del Novecento, dimostrò che lo Shino era nato proprio nella regione di Mino.

Tokoname: il gigante affacciato sul mare

Sulla costa occidentale della penisola di Chita, sempre nella prefettura di Aichi, Tokoname rappresentò nel Medioevo il più grande centro produttivo tra i Rokkoyō. La sua posizione marittima permise di distribuire le ceramiche via mare in tutto l'arcipelago, dal Tohoku a nord fino al Kyushu a sud.

La caratteristica distintiva di Tokoname è l'argilla ricca di ferro, che dona ai pezzi il tipico colore rosso-bruno. La tecnica yakishime, cottura ad alta temperatura senza smalto, è qui particolarmente sviluppata. Oggi Tokoname è famosa soprattutto per le kyūsu, le teiere in argilla rossa che gli amanti del tè verde considerano ideali per esaltare le qualità della bevanda.

Echizen: funzionalità senza fronzoli

Unica tra i Rokkoyō ad affacciarsi sul Mare del Giappone, Echizen nella prefettura di Fukui rappresenta forse la tradizione più austera e funzionale. Qui si producevano principalmente grandi contenitori per la conservazione: giare, vasi e mortai dalla robustezza notevole.

La ceramica di Echizen non conosce smalti applicati. La bellezza nasce dalla cottura stessa: le ceneri del legno, fondendosi naturalmente sulla superficie durante le lunghe cotture, creano vetrine casuali che rendono ogni pezzo unico. L'argilla locale, ricca di ferro, assume durante la cottura tonalità che vanno dal rosso intenso al bruno scuro.

Shigaraki: la terra dei tanuki

Nella prefettura di Shiga, ai piedi delle montagne che circondano il lago Biwa, Shigaraki deve la sua fama a un'argilla particolare. I depositi del Paleo-Lago Biwa, formatisi tra 4 milioni e 400.000 anni fa, hanno lasciato un'argilla grossolana ricca di feldspato che, durante la cottura a legna, sviluppa superfici materiche con inclusioni bianche che si trasformano in macchie vitree.

La tradizione di Shigaraki è legata alla cerimonia del tè. I maestri del chado hanno sempre apprezzato la qualità wabi-sabi di queste ceramiche: la bellezza dell'imperfezione, della rusticità, della naturalezza. Ma per il grande pubblico, Shigaraki evoca soprattutto i celebri tanuki, le statue di tasso giapponese che si trovano all'ingresso di negozi e ristoranti in tutto il paese.

Tamba: otto secoli sulle colline di Hyōgo

Nascosta nelle colline della prefettura di Hyōgo, tra Kyoto e Osaka, Tamba (conosciuta anche come Tamba-Tachikui) mantiene una tradizione ininterrotta di oltre 800 anni. Ancora oggi, circa 60 studi ceramici operano nel distretto di Tachikui, utilizzando i caratteristici forni a camera multipla (noborigama) costruiti sui pendii delle colline.

La ceramica di Tamba si distingue per forme funzionali sviluppate per l'uso agricolo e domestico: brocche per l'acqua, contenitori per la conservazione, utensili quotidiani. Gli smalti naturali di cenere, depositati durante le lunghe cotture a legna, conferiscono ai pezzi sfumature che vanno dal verde al bruno.

Bizen: solo argilla e fuoco

La più antica tra i Rokkoyō, Bizen nella prefettura di Okayama affonda le sue radici nella tradizione Sue del periodo Kofun. Qui la ceramica raggiunge la sua essenza più pura: niente smalti, niente decorazioni dipinte. Solo argilla, fuoco e tempo.

Le cotture di Bizen durano fino a due settimane, alimentate esclusivamente a legno di pino. È durante questo processo che avviene la trasformazione: la cenere si deposita sulle superfici, la fiamma lascia le sue tracce, la posizione nel forno determina colorazioni uniche. Ogni pezzo porta impressa la memoria del fuoco che l'ha creato.

L'argilla di Bizen, chiamata hiyose, proviene dal fondo delle risaie e fu particolarmente apprezzata dal grande artista Rosanjin Kitaoji. I maestri del tè, incluso il leggendario Sen no Rikyū, scelsero le ceramiche di Bizen per la loro bellezza sobria e la capacità di esaltare il verde del matcha.


Le mie esperienze tra antichi forni 

Tajimi 2023: un mese con lo Shino

Nel 2023 ho passato un mese a Tajimi, nella regione di Mino, nello studio del maestro Setsuro Shibata, per studiare la tecnica dello Shino.

Lo Shino nacque in questa regione durante il periodo Momoyama. Ha uno spesso smalto bianco di feldspato che durante la cottura sviluppa tonalità dal bianco al rosato, con decorazioni in ossido di ferro che emergono attraverso lo smalto. Il maestro Shibata mi ha insegnato due stili diversi: il nezumi shino, caratterizzato da una superficie grigia ottenuta applicando uno strato di ingobbio sotto lo smalto, e lo shino classico con il tipico bianco caldo e le sfumature rosate.

A Tajimi ho capito che lo Shino non è solo una tecnica: è una filosofia. Quando i maestri realizzano un chawan, prima di tutto guardano fuori dalla finestra. Osservano il paesaggio, le montagne, la luce di quel giorno, e si ispirano a quello che vedono. Il pezzo nasce da quella osservazione, da quel momento. È un approccio alla ceramica che richiede presenza e connessione con l'ambiente circostante.

Tamba-Sasayama: una settimana di cottura

La seconda esperienza è stata a Tamba-Sasayama, nello studio di John Dix, ceramista americano che vive e lavora qui da oltre trent'anni. Ho lavorato con l'argilla di Shigaraki, grossolana e ricca di feldspato.

L'esperienza più intensa è stata la cottura dell'anagama: una settimana a alimentare il forno a legna, giorno e notte, a turni. L'anagama è un forno a tunnel di origine coreana che raggiunge 1.300°C. Durante la cottura le ceneri si depositano sui pezzi creando smalti naturali.

Quei sette giorni sono stati faticosi. C'è un ritmo nella cottura: osservare il colore delle fiamme, sentire il forno, accettare che non tutto è sotto controllo. Quando abbiamo aperto il forno, ogni pezzo aveva segni diversi lasciati dal fuoco.

Bizen 2026: prossima destinazione

Il 29 gennaio parto per Bizen per studiare la ceramica locale. Lavorare a Bizen significa tornare all'essenziale: solo terra e fuoco, senza smalti.

A Bizen ogni gesto del ceramista rimane visibile nel pezzo finito, ogni scelta di posizionamento nel forno determina il risultato. Richiede conoscenza, pazienza e la capacità di lavorare con elementi che non si controllano del tutto.


Un patrimonio attivo

I Rokkoyō non sono solo storia. Sono laboratori dove ceramisti da tutto il mondo vengono a imparare. La loro forza sta nell'equilibrio tra tradizione e apertura al nuovo.

Per chi vuole avvicinarsi alla ceramica giapponese, visitare i Rokkoyō è utile. Non solo per i musei, ma per vedere le botteghe, i forni, toccare l'argilla. È nel contatto diretto con i materiali e con chi li lavora che si capisce cosa significa una tradizione ancora viva.

Potrete seguire la mia esperienza a Bizen in diretta sulla pagina social @ekadea_studio.